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Visti da lontano. Quei giovani americani dai salari troppo bassi

di Massimo Gaggi

 

«Meglio disoccupata e senzatetto che impiegata di Amazon» sostiene Nichole Gracely, un’americana laureata (col master) che, dopo aver vissuto in condizioni economiche stentate da dipendente di un magazzino del colosso Usa delle vendite online, si è dimessa e ora, benché homeless che si mantiene col sussidio di disoccupazione, dice di condurre un’esistenza più dignitosa rispetto agli anni di Amazon. Quello di Nichole, raccontato da molti media anglosassoni, dal Guardian all’ Huffington Post , è un caso-limite. Dietro il quale, però, c’è il disagio di un’intera nazione che, a dispetto di una sostenuta crescita del reddito e dell’occupazione, boccia il suo presidente anche sull’economia: è lui il parafulmine del malessere provocato da anni di impoverimento. Una percezione molto diffusa in una società schiacciata tra la globalizzazione che apre spazi ai lavoratori low cost dei Paesi emergenti e la tecnologia che fa evaporare milioni di posti di lavoro. Ad alimentare questo malessere, si sa, c’è la distribuzione sempre più diseguale del reddito con la ricchezza aggiuntiva prodotta dall’America che finisce nelle tasche di pochi, mentre i posti di lavoro aumentano ma in un contesto assai incerto: molti dei nuovi impieghi sono part-time, precari o comunque a basso salario. Parte da qui l’inquietudine diffusa soprattutto tra i giovani, anche se quelli americani non sono per metà disoccupati come accade ormai in diversi Paesi europei. Anno dopo anno la generazione dei Millennials scopre che i suoi salari sono bassi o crescono meno di quelli dei baby boomers che hanno fatto lo stesso percorso professionale.””Perché? Certo, il new normal degli Usa dopo lo choc del 2008 è quello di un sistema più spartano. E poi le statistiche dicono anche che più di un quarto dei giovani sono impiegati nei settori che hanno sofferto di più per la Grande recessione: alberghi, ristorazione, commercio, servizi professionali. Riequilibrare il rapporto economico tra generazioni, insomma, non sarà facile nemmeno in America dove i giovani che non comprano case e non risparmiano non sono «cicale» ipnotizzate dalla civiltà dei consumi. Loro forse sarebbero anche formiche, ma non hanno risorse: i cinquantenni Usa risparmiano il 5,7% del loro reddito, i quarantenni il 2,6%. Al di sotto dei 35 anni, invece, il risparmio diventa negativo: in altre parole si fanno debiti per arrivare a fine del mese.

dal Corriere della Sera del 12.12.2014

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