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Tasi, rinvio per le città in ritardo

Nei comuni che hanno già deciso, la prima rata dell’imposta si paga a giugno

Proroga al 16 settembre per chi non fissa subito le aliquote

Un’incredibile e molto salata tassa delle beffe

di Enrico Marro

Ci avevano detto – governo Letta – che non avremmo più pagato l’Imu sulla prima casa. E non è vero. Anzi, una parte dei proprietari pagherà di più. E anche gli inquilini dovranno far fronte a una nuova tassa, la Tasi, sui servizi indivisibili: illuminazione pubblica, polizia municipale, eccetera. Ma le salate addizionali Irpef che cosa le paghiamo a fare? Ci avevano detto, anzi è scritto nella legge di Stabilità, che per il pagamento della Iuc (Tasi, Imu e Tari) i Comuni avrebbero inviato a casa dei contribuenti i bollettini precompilati. E non è vero. I tecnici del ministero dell’Economia avevano preparato il relativo provvedimento, che però è rimasto, chissà perché, nel cassetto. Forse si sono resi conto che tantissimi Comuni non sarebbero stati in grado di fare i calcoli e spedirli in tempo, col rischio di una montagna di ricorsi. Eppoi dovremmo credere che dal 2015 il Fisco ci manderà a casa addirittura la dichiarazione dei redditi precompilata? Ci avevano detto che il nuovo sistema sarebbe stato all’insegna della semplificazione e del federalismo. E non è vero. Il governo Letta, estenuato da un pressing di mesi dell’allora Pdl che pretendeva l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, si inventò una nuova tassa, la Iuc (imposta unica comunale) che ne nasconde tre: due vecchie, l’Imu e la Tari (tassa sui rifiuti) e una nuova, la Tasi appunto. Un gioco delle tre carte che cela un aumento del prelievo complessivo. Tanto è vero che mentre nel 2013 il gettito Imu era stato di 20 miliardi, per il 2014 quello di Imu+Tasi oscillerà tra i 24 e i 27 miliardi (ipotesi più probabile, visto che la gran parte dei Comuni imporrà le aliquote massime). L’ufficio studi della Uil ha calcolato che in 12 città capoluogo delle 32 che hanno fissato le aliquote si pagherà in media per la Tasi sulla prima casa più di quanto si pagava per l’Imu: dai 2 euro di Palermo agli 89 di Mantova, passando per i 64 di Milano. Quanto alla semplificazione, nessun passo avanti. Basti pensare che c’è chi pagherà quattro tasse diverse. Si tratta di coloro che hanno una seconda casa nel Comune di residenza sfitta: verseranno l’Imu, la Tasi, la Tari e infine l’Irpef nella dichiarazione dei redditi. Ovviamente con scadenze diverse, tra acconti, rate e saldi, ognuno secondo aliquote diverse e districandosi in un groviglio di detrazioni. Si calcola che per la sola Tasi si possono avere fino a 8.092 modalità di applicazione diverse e 75mila combinazioni di aliquote e detrazioni (per reddito, per rendita catastale, per nucleo familiare e così via). Morale: i calcoli uno non se li può fare da solo, ma deve mettersi in fila al caf o da un consulente. E lo deve fare all’ultimo minuto. E già, perché come è sempre accaduto negli ultimi anni, i Comuni mica decidono per tempo. Un po’ perché devono aspettare gli adempimenti del governo. Un po’ perché sperano che alla fine ci sia qualche proroga. Quest’anno poi ci sono pure le elezioni: domenica si vota per le europee, ma anche per le comunali in ben 3.900 municipi. Dove si vota, le amministrazioni hanno preferito non deliberare le aliquote odiate dagli elettori. Degli altri 4mila e passa Comuni meno di mille si sono assunti la responsabilità di decidere. Il resto non lo ha fatto e non si capisce perché. A questo punto, sulla prima casa, parte dei cittadini, quelli dei Comuni che hanno deciso, deve pagare la prima rata della Tasi entro il 16 giugno, come prevede la legge. Il resto, la maggior parte, avrebbe dovuto versare tutto a saldo il 16 dicembre. Normale, si direbbe seguendo la logica federalista che, ci hanno spiegato, ispira la riforma: i Comuni che hanno fatto i compiti a casa incassano il dovuto a giugno, gli altri niente fino a dicembre, così imparano. E invece no. E’ montata negli ultimi giorni la richiesta al governo della proroga della prima rata per i Comuni inadempienti. Richiesta che è stata accolta, con lo spostamento del termine al 16 settembre. Alla faccia del federalismo che dovrebbe responsabilizzare gli enti locali. Con l’aggravante che i cittadini dei Comuni che hanno fatto il loro dovere pagheranno subito mentre quelli dei Comuni inadempienti potranno comodamente aspettare fino a settembre. Non solo. I municipi ritardatari, spiega l’Anci, associazione dei Comuni, riceveranno dal governo un anticipo sul mancato gettito di giugno. Insomma, non ci rimetteranno nulla: ritardare ha pagato. Una beffa, invece, per chi ha rispettato i termini di legge. Il governo Renzi ha ereditato l’impianto di questa tassazione dal precedente esecutivo. Ma non se ne può disinteressare. Che senso avrebbe, appunto, lavorare per mandare a casa la dichiarazione dei redditi precompilata se contemporaneamente restasse in piedi questo sistema sgangherato di prelievo sugli immobili? Una proroga, per di più fatta così, non serve. Tranne che a premiare i furbi.

 dal Corriere della Sera del 20.05.2014

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