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Società. La tesoreria aziendale

di Alessandro Pescari

L’equilibrio economico-finanziario a carattere aziendale rappresenta il presupposto essenziale per la verifica dell’efficienza dell’impresa. Anche il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al D.Lgs. 14/2019 richiama in più punti tale aspetto. In particolare, recita (art. 2, c. 1), “ai fini del presente codice si intende per: a) «crisi»: lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate; b) «insolvenza»: lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”.

Di talché anche le PMI, comprese le micro imprese, devono approntare un sistema di tesoreria aziendale, idoneo alla rilevazione costante del corretto assolvimento degli impegni finanziari di breve periodo.

Sul punto, sempre il nuovo Codice della crisi, statuisce che (art. 13, c. 1): “costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i 6 mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a 6 mesi, per i 6 mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, anche sulla base di quanto previsto nell’art. 24” (tempestività dell’iniziativa).

Soltanto le imprese strutturate sono attrezzate per la gestione del cosiddetto cruscotto di tesoreria. Invero, sulla scorta di software gestionali in uso, vi sono realtà che possono ritenersi allineate alle best practice. Tuttavia, non è essenziale dotarsi di software ad hoc, potendo altresì avvalersi di appropriati fogli elettronici.

In sostanza, quello che è di fondamentale importanza è l’approccio a una metodologia che consenta la gestione della tesoreria in modo pianificato. Ossia, l’attenzione sui flussi di cassa al fine di gestire in modo consapevole il rischio di liquidità. È evidente che occorre un cambio culturale dell’imprenditore meno organizzato, affinché la gestione della tesoreria aziendale trovi una adeguata pianificazione degli incassi e dei pagamenti sia di natura ordinaria, sia straordinaria. Ciò tanto più in presenza di plurimi affidamenti bancari.

Un approccio operativo può essere esemplificato nei seguenti passi:

• periodo da esaminare almeno semestrale (gennaio/giugno; luglio/dicembre);

• rilevazione degli incassi (ricavi suddivisi tra certi e probabili, abbattuti mediante stima);

• definizione dei pagamenti (costi/spese: per esempio, materie prime, lavorazioni esterne, provvigioni, personale, godimento beni di terzi, imposte di periodo in particolare l’IVA, ecc.);

• calendarizzazione sulla base degli accordi contrattuali e obblighi di legge;

• determinazione dei flussi mensili;

• disponibilità iniziali/finali, utilizzi di fido e sconfini.

Per un modello e per gli approfondimenti del caso, si rinvia al quaderno SAF n. 72 “La gestione e il controllo della tesoreria e dei rischi finanziari nelle PMI”.

 da Ratio Quotidiano del 15.05.2019

 

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