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Risanare il debito. La tentazione sbagliata della patrimoniale

di Massimo Fracaro e Nicola Saldutti

Illusorio immaginare che con una tassa sulla ricchezza le altre imposte possano calare. Luigi Einaudi avversò chi voleva penalizzare il risparmio, perché così si sarebbe creata una doppia imposizione, prima sul reddito e poi sui suoi frutti

Siamo un Paese davvero particolare che, spesso, stenta a chiamare le cose con il loro nome. Prendete l’imposta patrimoniale, che di tanto in tanto viene evocata come possibile soluzione (una tantum) al problema con il quale l’Italia appare costretta a convivere: il debito pubblico, stabilmente oltre i duemila miliardi di euro. La tentazione, indubbiamente, è forte, se si pensa che la ricchezza finanziaria e immobiliare delle famiglie supera gli 8.000 miliardi (vale la pena ricordarlo spesso accumulati con grande fatica ed enorme pazienza). Il ragionamento che di tanto in tanto affiora è più o meno questo: prendiamo la ricchezza degli italiani, immaginiamo un prelievo forzoso, e con questo intervento, come per magia, il debito potrebbe essere fortemente ridotto. Una parola, la patrimoniale, che si presta a numerosi equivoci: un capannone, la prima casa vanno considerati? Qual è il limite tra grandi e piccoli patrimoni?

Cominciamo con il dire che di tasse patrimoniali, anche se nessuno ha mai avuto il coraggio di chiamarle con il loro nome, gli italiani ne pagano già molte. Alcuni esempi: la vecchia Imu e la nuova Tasi (la tassa sui servizi indivisibili) altro non sono che imposte patrimoniali. Il loro importo, infatti, dipende dal valore delle rendite catastali. Secondo esempio: l’imposta di bollo del 2 per mille sugli investimenti finanziari (dai titoli di Stato, ai fondi, dalle obbligazioni ai depositi) altro non è che una patrimoniale mascherata. Quando si parla di interventi straordinari, la memoria corre ancora al ’92, al prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti, una scelta dolorosa adottata dal governo Amato in piena tempesta valutaria come misura d’emergenza in grado di arginare le preoccupazioni sulle finanze pubbliche. Ma la patrimoniale di allora è servita a qualcosa? Nell’immediato sì, ma il confronto numerico è impietoso. Allora il rapporto tra debito e Pil era pari al 105%. Oggi, nonostante un aumento della pressione tributaria del 3%, abbiamo superato la soglia del 135%. Insomma, senza una drastica cura dimagrante della spesa pubblica, anche il gettito straordinario della patrimoniale rischia di svanire in un battibaleno. Oggi come allora.

La tentazione della patrimoniale ha molti sponsor. Persino la Bundesbank l’ha suggerita come possibilità per i Paesi con i conti in disordine. E il Fondo monetario, in passato, aveva immaginato un prelievo del 10%. È uno slogan, quello della patrimoniale, che fa presa, suona bene come provvedimento redistributivo. Però non è detto che sia così. Il tema, come accennato all’inizio, è questo: stabilire il confine a partire dal quale un patrimonio può essere considerato grande. Si devono tassare anche i titoli di Stato i terreni agricoli? Solo le attività finanziarie oppure gli immobili? Senza contare che su molte case i contribuenti stanno pagando un mutuo. Si finirebbe per tassare il debito invece della ricchezza. Il bersaglio, quando si parla di tasse e imposte, difficilmente viene centrato. Qualche anno fa il governo Monti introdusse una super prelievo sulle barche più grandi: le imbarcazioni cambiarono porti d’attracco, si spostarono all’estero e il gettito fu risibile. Uno scenario che, in caso di patrimoniale, non stenterebbe a ripetersi, vista la rapidità con cui i capitali si muovono. Più di qualcuno evoca tra i principi ispiratori il pensiero di Luigi Einaudi. Come ha spiegato Francesco Forte, Einaudi ha sempre avversato chi voleva tassare il risparmio perché si sarebbe così creata una doppia imposizione, prima sul reddito, poi sui suoi frutti (accantonati per il futuro). E l’Italia, in una fase come questa, non può permettersi di ipotecare il futuro delle famiglie. Sarebbe illusorio immaginare che con una patrimoniale le altre imposte possano calare.

dal Corriere della Sera del 05.05.2015

 

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