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Più o meno. Il falso allarmismo frena l’innovazione

di Danilo Taino statistics editor

Paura dei robot? Dell’intelligenza artificiale? Alcuni studi recenti hanno previsto che nei prossimi decenni più del 50% delle occupazioni odierne spariranno, sostituite dalla tecnologia, e che il rischio disoccupazione sarà sempre maggiore. Ora, però, un’analisi più approfondita porta a risultati molto meno pessimisti, anzi positivi. La fondazione Nesta, l’editrice Pearson e la Oxford Martin School hanno realizzato uno studio — «The future of skills: Employment in 2030» — nel quale definiscono «falso allarmismo» l’idea che la tecnologia sia destinata a creare un mondo di senza lavoro. L’analisi tiene conto del fatto che le nuove tecnologie distruggono sì posti di lavoro ma ne creano anche; e considera altri fenomeni in corso: la globalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, l’urbanizzazione, il ruolo sempre maggiore dell’economia verde, le sfide della geopolitica. Ne risulta che oggi si può prevedere un 20% di lavoratori in occupazioni che probabilmente si restringeranno, un 10% in occupazioni che aumenteranno il numero degli addetti e un 70% in una situazione apparentemente incerta. In realtà, anche questo 70% ha la probabilità di vedere aumentare il numero di lavoratori. Negli Stati Uniti, per esempio, su 772 attività per 135 milioni di lavoratori, coloro che vedranno una riduzione dei posti nel loro settore sono il 18,7%, coloro che hanno probabilità di vederli aumentare sono il 43,2% e coloro che hanno alte probabilità di assistere a una crescita di lavoro sono il 9,6%.

In Gran Bretagna, su oltre 31 milioni di lavoratori in 365 attività, il calo di occupazione riguarderà il 21,2%, l’aumento probabile il 51,5%, la crescita molto probabile l’8%. Ci sono differenze tra economia ed economia, ma tra i Paesi avanzati le tendenze dovrebbero essere simili. Le caratteristiche individuali in maggiore domanda saranno la capacità di giudizio, la fluidità delle idee, la capacità di imparare, l’originalità, il ragionamento deduttivo. Quelle più penalizzate, i controlli di precisione e la destrezza manuale. I servizi alla persona e all’ambiente saranno molto richiesti, come le capacità artistiche e manageriali. La paura, dunque, potrebbe essere poco giustificata. Lo studio — concludono gli autori — «sfida il falso allarmismo che contribuisce a una cultura di avversione al rischio e ostacola l’adozione di tecnologia, l’innovazione e la crescita».

dal Corriere della Sera del 12.10.2017

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