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Oltre la crisi. Come curare i malanni dell’economia globale

di Jeffrey D. Sachs

L’economia mondiale sta vivendo un difficile inizio d’anno. Le borse sono in forte calo, le economie emergenti vacillano in risposta alla drastica diminuzione dei prezzi delle materie prime, i flussi di migranti continuano a destabilizzare l’Europa, la crescita della Cina ha registrato un netto rallentamento in seguito a un’inversione del flusso di capitale e una sopravvalutazione della moneta, e gli Stati Uniti sono in piena paralisi politica. Un pugno di banchieri centrali sta faticando a mantenere in piedi l’economia mondiale. Per sfuggire a questo caos, dovremmo ispirarci a quattro principi. In primo luogo, il nostro obiettivo globale dovrebbe essere il progresso economico, inteso come miglioramento delle condizioni di vita in tutto il mondo. Di fatto, tale obiettivo è stato incluso tra i nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile approvati lo scorso settembre da tutti i 193 paesi membri delle Nazioni Unite. Il progresso dipende da un elevato investimento a livello globale nello sviluppo di competenze, tecnologia e capitale fisico, volto a migliorare il tenore di vita. Nello sviluppo economico, come nella vita, niente è gratis: senza cospicui investimenti in know-how, competenze, macchinari e infrastrutture sostenibili, la produttività tende a scemare facendo peggiorare il tenore di vita.

Un elevato livello di investimenti dipende, a sua volta, da un elevato risparmio. Un noto esperimento di psicologia comportamentale ha dimostrato che i bambini in grado di resistere alla tentazione di mangiare un marshmallow, con la promessa di riceverne un secondo in seguito, hanno maggiori chance di prosperare nella vita adulta rispetto a quelli che non riescono a resistere. Allo stesso modo, le società capaci di procrastinare i consumi immediati per risparmiare e investire nel futuro sono destinate a godere di utili e tutele previdenziali maggiori. In secondo luogo, il risparmio e i flussi d’investimento devono avere una portata globale.

Terzo, un risparmio globale elevato non si traduce automaticamente in investimenti elevati e, se non ben indirizzato, può causare un sottoutilizzo degli stanziamenti e disoccupazione. Il denaro immesso in banche e altri intermediari finanziari (come i fondi pensione e assicurativi) può finanziare attività produttive o speculazioni a breve termine (ad esempio, crediti al consumo e immobili).

Quarto, gli odierni investimenti con un’elevata redditività sociale dipendono da partnership tra pubblico e privato, in cui politiche e investimenti pubblici contribuiscono ad attirare investimenti privati. Questo collegamento sussiste da tempo, ed è grazie a queste partnership che esistono le reti ferroviarie, l’aviazione, le automobili, i semiconduttori, i satelliti, il Gps, la fratturazione idraulica, l’energia nucleare, la genomica e Internet.

Il nostro problema globale, oggi, è che gli intermediari finanziari non fanno abbastanza per convogliare il risparmio di lungo periodo verso investimenti a lungo termine. Il risultato è una domanda globale inadeguata e una forte volatilità dei flussi di capitale a breve termine destinati a finanziare i consumi e gli immobili. Il consiglio tradizionalmente offerto dai macroeconomisti alla Cina – rilanciare i consumi interni e sopravvalutare il renminbi per contenere le esportazioni – non supera il test del marshmallow. Esso, infatti, incoraggia consumi eccessivi, sottoinvestimenti e un aumento della disoccupazione in una società che sta invecchiando rapidamente, e in un mondo che può sfruttare in modo straordinario l’elevato risparmio e la capacità industriale della Cina.

La politica giusta è quella di convogliare l’elevato risparmio della Cina verso maggiori investimenti in infrastrutture e competenze nei paesi a basso reddito dell’Africa e dell’Asia. La nuova Banca asiatica di investimento per le infrastrutture (AIIB) della Cina, e la sua iniziativa “One Belt, One Road” per creare una rete di trasporti moderna e vie di comunicazione in tutta la regione indicano che si sta procedendo nella giusta direzione. Più in generale, i governi dovrebbero rafforzare il ruolo delle banche di sviluppo nazionali e multilaterali per dirottare il risparmio di lungo periodo da fondi pensione, fondi assicurativi e banche commerciali verso investimenti pubblici e privati a lungo termine in industrie e infrastrutture del ventunesimo secolo. Le banche centrali e i fondi hedge non sono in grado di stimolare una crescita economica e una stabilità finanziaria durature. Solo gli investimenti a lungo termine, sia pubblici che privati, possono risollevare l’economia mondiale dall’attuale situazione di instabilità e crescita lenta.

 da Il Sole 24 Ore del 04.02.2016

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