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Lo Stato burocratico è fallito da tempo

Il Dubbio di Piero Ostellino

Ricordate l’invocazione di Cromwell: “In nome di Dio, andatevene!”

In Francia, la popolarità di Hollande è ai minimi storici del semipresidenzialismo transalpino. Negli Usa, la presidenza federale Obama non sta meglio. In Italia, fingono, persino la Bocconi, di non conoscere il professor Monti, ricomparso come se nulla fosse, dopo la notizia che l’Inps – dal suo governo sovraccaricata dei debiti dell’Istituto di previdenza dei dipendenti pubblici – rischia di fallire. Presidente Letta, la smetta di cercare «coperture finanziarie» (fiscali) ai provvedimenti del governo; dica, piuttosto, al Parlamento che, se non si riducono le dimensioni dello Stato, lei non ce la fa a governare e molla tutto.Hollande, Obama, Letta sono, oggi, uomini che, al governo, si barcamenano sommersi dalla spesa pubblica. Monti, quando lo è stato, si era ripromesso di «salvare l’Italia» (da una supposta, e ben sbandierata, bancarotta); ha massacrato di tasse gli italiani in carne ed ossa e lasciato che il debito, che avrebbe dovuto ridurre, salisse (e, oggi, con il suo successore, è al 34% del Pil). Lo Stato e la collettività sono astrazioni ideologiche che non pensano e non agiscono in proprio; sono gli individui, che pensano e operano razionalmente, e in concreto, a produrre ricchezza e crescita. Il profitto non è «lo sterco del diavolo» – come predica (male) il Papa gesuita, «pauperista», demagogo e vanesio alla perenne ricerca di visibilità mediatica – ma è la benzina che fa girare il motore della crescita e del benessere generale. Da noi, c’è crisi, dopo aver creato un’azienda, si chiede se valga ancora la pena di lavorare per pagare tasse troppo esose. Presidente Letta, il governo e l’intera classe politica di un Paese dove c’è chi smetterebbe di lavorare, per sopravvivere, dovrebbero vergognarsi. Lo Stato contemporaneo, ipertrofico, burocratico è fallito. E voi ne siete solo i curatori fallimentari sulla pelle dei cittadini ridotti a sudditi.Nel nome del bene comune, un’astrazione ideologica, la nostra cultura politica egemone, collettivista, statalista, dirigista, continua a ignorare che lo Stato, la collettività non pensano e non operano in proprio. Ha, perciò, ancora un qualche senso che la nostra classe politica cerchi il consenso di gente, organizzata corporativamente e che o vive di spesa pubblica, alle spalle di quelli che pagano le tasse, o non crede più nello Stato, e nella democrazia, ed è persino disposta a rinunciare alle proprie libertà, delegandole a un qualche «uomo della provvidenza», il Leviatano immaginato da Thomas Hobbes come rimedio alle lacerazioni delle guerre di religione che si combattevano in Inghilterra nel Seicento? Forse la nostra classe dirigente dovrebbe ricordare l’invocazione di Oliver Cromwell contro il parlamento del suo tempo: «In nome di Dio, andatevene!».

dal Corriere della Sera del 23.11.2013

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