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Lettera aperta di otto economisti. In difesa del risparmio e del lavoro degli italiani

Pubblichiamo la lettera di otto economisti con formazione culturale e opinioni diverse, ma che condividono l’idea che l’euro non possa essere messo in discussione

di Lorenzo Codogno, Giampaolo Galli, Alfredo Macchiati, Mauro Maré, Stefano Micossi, Pietro Reichlin, Guido Tabellini, Vito Tanzi

L’Italia oggi corre rischi gravi. Malgrado le opportune smentite del ministro Tria e del Presidente del Consiglio, permane il timore che l’idea di uscire dall’euro non sia stata definitivamente abbandonata.

Questo spiega perché lo spread dell’Italia stia oscillando in questi giorni su valori che superano di oltre 100 punti base quelli prevalenti sino a poche settimane fa. Occorrono smentite chiare e azioni conseguenti da parte del governo.

I fondamentali dell’Italia sono solidi e il debito pubblico è ritenuto sostenibile dalla generalità degli analisti. Occorre però essere consapevoli del fatto che, a causa dei dubbi sull’appartenenza all’euro, oggi le condizioni finanziarie dell’Italia sono diventate più fragili. In queste condizioni, anche episodi apparentemente secondari possono portare a una catena di eventi di gravità sin qui sconosciuta nel nostro paese, quali il rifiuto da parte dei risparmiatori di sottoscrivere i titoli di stato offerti in asta.

In ogni caso, uno spread elevato è un inaccettabile spreco di risorse. È un costo per la finanza pubblica e comporta più tasse per gli italiani o minori margini di manovra per spese di utilità sociale. Inoltre, costringe le banche ad adottare criteri più restrittivi nell’erogazione del credito, penalizzando imprese e famiglie e spingendo l’economia verso una nuova recessione. In ultima analisi, uno spread elevato è un formidabile ostacolo allo sviluppo dell’economia reale, è il nemico dell’Italia che produce e che lavora.

Purtroppo, dopo ciò che è successo nelle ultime settimane, servirà un’azione vigorosa per rimuovere quel germe di incertezza che è stato prodotto e convincere gli investitori internazionali e gli stessi risparmiatori italiani che la permanenza dell’Italia nell’euro non è in questione. Per troppo tempo voci poco responsabili hanno prospettato ipotesi alternative.

Noi pensiamo che sia giunto il momento da parte di tutti di fermarsi e riflettere. Al di là di ciò che si può pensare dell’Unione Europea e delle necessarie riforme dell’Eurozona, qualunque governo, di qualunque colore politico, ora e nel futuro, deve impegnarsi a difendere l’appartenenza dell’Italia all’unione monetaria, come condizione necessaria per tutelare il risparmio degli italiani (come impone l’art. 47 della Costituzione), l’attività delle imprese, il lavoro, il tenore di vita di tutti i cittadini e in particolare dei ceti più deboli. In ballo c’è il futuro del nostro paese e dei nostri figli.

da Il Sole 24 Ore del 10.07.2018

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