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L’automazione dei processi richiede adeguati profili professionali

Come la rivoluzione industriale in atto sta incidendo sul mercato del lavoro, con un occhio di riguardo alle competenze nell’ICT.

di Alessandro Pescari

Dal luddismo (’800) al fordismo (’900) la nostra società si è spesso chiesta se l’automazione dei processi (catena di montaggio in primis) porti a un depauperamento del lavoro, finanche a una disoccupazione maggiore.

Invero, le statistiche di quest’ultimo secolo ci dicono che ciò non risponde al vero, nel senso che l’occupazione negli anni (anche in quelli più recenti di crisi) ha registrato una maggiore partecipazione al lavoro, con una costante riduzione del tempo mediamente impiegato.

Venendo ai giorni nostri, le nuove tecnologie, se hanno comportato la perdita di alcune attività “ripetitive” o facilmente replicabili, hanno favorito nuove attività o meglio nuove figure professionali da reclutare sia nell’industria, sia nel commercio e nei servizi collegati. È da qui che occorre partire per comprendere meglio il fenomeno in atto (quarta rivoluzione industriale) poichè le imprese e le professioni collegate avvertono di giorno in giorno il bisogno di profili diversi, aventi un quid pluris di abilità digitali, imprescindibili per rimanere agganciati al cambiamento.

Ecco dunque che sorgono richieste disparate di categorie di lavoratori specializzati, i middle manager. Tra questi, i principali ruoli cercati sono sviluppatori di internet of things, esperti nell’analisi dei dati e manager dell’e-commerce. L’accelerazione dei social network ha contribuito ulteriormente a una più ampia diffusione del tradizionale marketing, creando nuove professioni inimmaginabili fino a poco tempo fa. Rimanendo al marketing, si notano tante e tali declinazioni professionali che fanno comprendere l’ampia richiesta del mercato: social media manager, consulenti di web marketing, web influencer, ecc.

Su quest’onda si inquadrano iniziative a livello nazionale, come vere e proprie scuole per le nuove professioni. Meritano di essere menzionate:

Fastweb Digital Academy (nata a Milano nel 2016) nella sede di Cariplo Factory e finanziata da Fastweb in collaborazione con Fondazione Cariplo. Il progetto punta ad aiutare i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro tramite percorsi di formazione specialistica proprio sulle nuove competenze digitali.

Apple Developer Academy (nata a Napoli nel 2016 e attiva dal 2017 con l’Università Federico II) si propone di attrarre studenti con curricula e interessi eterogenei; il percorso formativo è stato progettato infatti per supportare non solo individui che hanno già maturato esperienze nella scrittura di codice o di informatica, ma anche giovani interessati a settori quali design e business. Il programma è aperto a studenti provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo.

Infine, tenuto conto delle iniziative promosse dalle istituzioni nazionali, nei prossimi anni, dovremmo poter contare anche sui Competence Center e sui Digital Innovation Hub. Azioni che potranno contribuire al cambiamento in atto e alla valorizzazione degli addetti in chiave Impresa 4.0. In tale direzione si registrano anche progetti precursori avviati negli ultimi anni, tra i quali il Progetto Hubble, un programma di supporto finalizzato alla creazione di nuova impresa e/o accelerazione di imprese già esistenti, nato dalla collaborazione tra Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Nana Bianca, con il supporto della Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università di Firenze.

da Ratio Mattino del 18.04.2018

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