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L’analisi. Mercato e sanzioni: non la carità ma il diritto

di Luigi Zingales

Una crisi è un’opportunità da non sprecare. Questo vale anche per il recente crack di tre casse di risparmio e una banca popolare. Anche se per chi ha perso tutto è una tragedia, nel contesto del mondo bancario si tratta di una piccola crisi, che può essere estremamente utile per evitarne di maggiori in futuro. Affinché questo avvenga, però, è necessario evitare reazioni emotive e pensare a come le decisioni che oggi prende il governo avranno impatto sugli incentivi dei risparmiatori, dei banchieri, e dei regolatori in futuro.

Nel caso dei risparmiatori è pericoloso sia il buonismo (sono tutti vittime) che un’applicazione troppo rigida del caveat emptor (il compratore deve stare attento). Il buonismo autorizzerebbe tutti i risparmiatori a rimanere ignoranti, piantando i semi della prossima crisi. Un’applicazione troppo rigida del caveat emptor, però, non solo creerebbe il rischio di una crisi futura, ma la farebbe esplodere immediatamente. Se il risparmiatore, che deposita i propri risparmi in banca o si affida al funzionario bancario per investirli in titoli sicuri, deve esercitare cautela, avremo in poco tempo una corsa agli sportelli: quale risparmiatore è in grado di valutare l’attuale solvibilità delle banche italiane? Proprio per evitare questo costo, la nuova legge sul bail-in stabilisce che tutti i depositi fino a 100mila euro siano assicurati anche con fondi europei. Il risparmiatore può rimanere ignorante, basta che divida i suoi depositi tra banche diverse, rimanendo in tutte al di sotto della fatidica soglia.

Un discorso leggermente diverso vale per gli investimenti in obbligazioni. Non è pensabile che un piccolo risparmiatore si legga 60 pagine di prospetto, per di più scritte in legalese, ma non è neppure pensabile garantire tutti. Se si vuole che costoro continuino ad investire in obbligazioni bancarie è necessario rendere più facile distinguere tra quelle più o meno rischiose (ben consapevoli che nessuna è priva di rischio). In questo senso vanno le proposte del Manifesto del Sole. Ma nulla contano le regole, se non vengono fatte rispettare. Per questo è necessaria un’azione risarcitoria aggressiva nei confronti di tutti i possibili controllori: dagli amministratori ai sindaci, da Consob a Bankitalia.

Questa azione non deve essere effettuata per compiacere il desiderio di rivincita dei risparmiatori inviperiti, ma per creare i comportamenti virtuosi in futuro e rassicurare i risparmiatori che abusi futuri non saranno tollerati. La lista dei possibili responsabili è lunga. Innanzitutto bisogna accertare i responsabili della vendita di prodotti rischiosi a risparmiatori inconsapevoli. La colpa non è solo di qualche funzionario furbo. Se si incentivano i dipendenti a piazzare questi prodotti presso la clientela, bisogna per lo meno assicurarsi di avere un sistema di compliance a prova di bomba, per evitare gli inevitabili abusi provocati da quegli incentivi.

Se questo sistema non c’era, la colpa non è solo del capo filiale, ma del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale. La colpa è anche di chi ha il dovere di vigilare la governance delle banche, ovvero Bankitalia. Il sistema di incentivi e quello di compliance sono il cardine della governance interna di una banca. Bankitalia ha controllato e approvato entrambi? Last but not least, c’è la Consob, responsabile dell’applicazione della Mifid. Quanti controlli ha fatto la Consob negli ultimi tre anni sull’applicazione della Mifid agli sportelli bancari? Ci farebbe piacere saperlo.

Poi esistono le responsabilità riguardanti la gestione delle banche coinvolte. È vero, come scrivono alcuni giornali, che in Banca Etruria ci fossero molti prestiti ai consiglieri di amministrazione e parti correlate? Se così fosse, sono state seguite le norme di legge? I collegi sindacali, la Consob e la Banca d’Italia si sono preoccupati di controllare che queste norme fossero seguite? Queste responsabilità civili devono essere accertate, per assicurarsi che in futuro ci sia la massima attenzione su questi temi in tutte le banche.

Infine esistono le responsabilità riguardanti la comunicazione al mercato. I bilanci fornivano una ricostruzione adeguata della situazione? Se così non fosse, ci sarebbe una responsabilità non solo dei consiglieri di amministrazione e dei sindaci, ma anche dei revisori esterni. Per finire, nelle sue ispezioni delle quattro banche coinvolte la Banca d’Italia aveva individuato delle rilevanti carenze. Queste carenze erano adeguatamente riflesse nei prospetti informativi? Giustamente si dice che come il paziente deve leggere il bugiardino dei medicinali, così deve fare il risparmiatore. Ma se il bugiardino mente sulla composizione è colpa del paziente o della ditta farmaceutica e delle autorità sanitarie che questa ditta farmaceutica avrebbero dovuto controllare? Se il risparmiatore non può più fidarsi del prospetto, il nostro sistema bancario non è più in grado di finanziarsi sul mercato.

Questa azione risarcitoria non ha solo la funzione di produrre gli incentivi giusti per il futuro, ha anche la possibilità di fornire un parziale recupero a chi è stato truffato (chi non lo è stato, non merita alcun indennizzo). Dopo la colossale truffa di Madoff, il governo americano non ha indennizzato le vittime, ma ha nominato un avvocato famoso per la sua aggressività, Irving Picard, per recuperare la maggior quantità di denaro possibile da chi avrebbe dovuto controllare e non l’aveva fatto. Picard ha fatto causa a tutti i responsabili, senza guardare in faccia a nessuno. Il risultato è che le vittime hanno recuperato oggi il 60% delle perdite. Lo stesso dovrebbe fare il governo italiano, invece di usare il fondo di garanzia interbancario. Affinché questa azione abbia qualche possibilità di successo, però, il governo non deve nominare un avvocato amico degli amici. Ci vuole qualcuno che venga da fuori e non guardi in faccia a nessuno. Non solo aiuterà le vittime, aiuterà anche il sistema finanziario italiano a funzionare meglio.

 da Il Sole 24 Ore del 13.12.2015

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