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La spinta di Draghi per la crescita. E ora più credito

Tagliato il costo del denaro, misure contro la discesa dei prezzi. Il presidente Bce: e non è finita qui. Borse su, cala lo spread

Nuove risorse alle banche che dovranno finanziarie di più aziende e famiglie.

di Francesco Daveri

Un ampio pacchetto di misure e l’annuncio che altre potrebbero seguire. Nel luglio del 2012 Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, con una frase riuscì a rasserenare un clima che si stava facendo pericoloso per la moneta unica. Disse: faremo qualsiasi cosa per difendere l’euro. Ieri a Francoforte il messaggio è stato ancora più chiaro e accompagnato da concrete, forti misure. La liquidità che circola sui mercati, quella custodita nelle banche e quella che è possibile mettere a disposizione dell’economia, deve arrivare alle imprese, alle famiglie. Deve rafforzare la ripresa che c’è ma si risolve solo in una crescita troppo moderata. Deve aiutare a invertire la pericolosa tendenza alla discesa dei prezzi che fa rinviare gli investimenti e raffredda i consumi.

Draghi ha usato un mezzo convenzionale come il taglio del costo del denaro per le banche che hanno bisogno di fondi direttamente dalla Bce. Ma oggi la riduzione del tasso di rifinanziamento (il prezzo che le banche pagano quando si fanno prestare soldi a breve dall’istituto centrale) è un’arma spuntata perché questo tasso è già vicino a zero. La Bce è andata oltre e, prima tra le grandi banche centrali del mondo, ha spinto in territorio negativo (per dieci punti base, lo 0,1%) anche il tasso di interesse sui depositi a brevissima scadenza delle banche presso l’istituto di Francoforte.

E lo ha fatto per due motivi. Il primo per rafforzare l’incentivo degli istituti di credito a prestare al settore privato. Eliminando così qualsiasi alibi per le banche stesse che se vorranno depositare la loro liquidità presso la Bce dovranno pagare interessi invece di riceverne. Il secondo per scoraggiare il parcheggio di capitali stranieri nell’eurozona, scelta che contribuirà anche a contrastare la tendenza al rafforzamento dell’euro.

Per questo la Bce non ha voluto fermarsi. Alla manovra sui tassi (attivi e passivi), ha aggiunto anche misure meno convenzionali. È stato così annunciato un nuovo schema di finanziamenti a lungo termine alle banche condizionati però alla concessione di credito all’economia (Tltro). Sono stati messi a disposizione circa 400 miliardi di euro, una cifra inferiore ai 1.000 miliardi di due anni fa proprio perché oggi le banche hanno meno bisogno di liquidità. Ma a differenza di allora lo schema non prevede linee di credito liberamente disponibili ma fondi utilizzabili purché destinati a famiglie e società non finanziarie, con verifiche e successivi finanziamenti su base trimestrale in proporzione al credito netto erogato.

Nel «non è finita qui» c’è in futuro l’acquisto dei cosiddetti Abs (titoli che contengono crediti impacchettati e venduti sul mercato), iniziativa già sperimentata da altre banche centrali. Un altro indizio che potrebbe prepararsi un quantitative easing (ulteriore immissione di liquidità nell’economia), misura altrove decisiva per accelerare la ripresa. Mosse che, una volta di più, fanno della Bce uno dei pilastri fondamentali di un’Unione Europea che ne ha un bisogno persino poco compreso e che si appresta ad affrontare nei prossimi mesi, dalle nomine agli assetti istituzionali, prove decisive per la sua stabilità.

dal Corriere della Sera del 06.06.2013

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