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La lettera al premier. Ora un serio intervento di politica industriale

di Giorgio Squinzi

Caro Presidente,

Confindustria sta seguendo con grande apprensione la vicenda Electrolux, che assume dimensioni molto preoccupanti non solo per le ricadute occupazionali dirette, ma perché rappresenta un caso emblematico per l’intera industria italiana. Ad essere in gioco, infatti, non è solo il destino della singola impresa, ma la storia industriale del nostro Paese e la sua capacità di difendere la propria base produttiva.

Proprio in questi giorni la Commissione europea con l’Industrial Compact ha riconosciuto il valore strategico dell’industria manifatturiera per uscire dalla crisi e ha confermato la vocazione industriale dell’Europa.

S i tratta dell’avvio di un processo che dovrà tradursi in un forte impegno della Commissione e degli Stati membri.

In questo contesto, la difficile vertenza aperta dall’Electrolux – che purtroppo segue altre crisi che hanno investito il settore – denuncia la necessità di una forte azione del Governo a difesa dell’industria manifatturiera e volta a rafforzare la capacità del nostro Paese di attrarre e mantenere gli investimenti.

L’Electrolux ha in questi giorni segnalato alcuni deficit strutturali del nostro paese che riguardano fattori strategici per la competitività, sui quali da tempo immemorabile sottolineiamo l’urgenza di intervenire: l’elevato costo del lavoro, dovuto ad una crescente pressione fiscale, la rigidità del mercato del lavoro e il differenziale del costo dell’energia rispetto ai principali concorrenti stranieri.

Le proposte che abbiamo presentato, però, sono rimaste in larga parte disattese. Anche l’ultima Legge di stabilità, che avrebbe dovuto segnare un momento di svolta, non è stata in grado di intervenire in misura incisiva sui principali problemi che impediscono la competitività del nostro sistema produttivo.

La mancanza di risposte su tali questioni ha accentuato la difficoltà dei settori industriali maggiormente esposti alla concorrenza internazionale, come quello degli elettrodomestici, dove nonostante la presenza di elevate competenze stiamo assistendo ad un processo di deindustrializzazione.

In pochi anni abbiamo ridotto la produzione italiana di oltre il 60% con un impatto drammatico sull’occupazione e su interi territori.

In assenza di una inversione di questo trend andremo irrimediabilmente verso la desertificazione industriale del nostro Paese e Confindustria non può accettare questa idea. Davanti a questa ulteriore dimostrazione di difficoltà che il nostro sistema industriale sta attraversando, chiediamo al Governo un intervento deciso di politica industriale e, rispetto al caso Electrolux, un serio impegno affinché il confronto già avviato presso il ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione del ministero del Lavoro possa giungere a un esito positivo nell’interesse delle imprese e dei lavoratori coinvolti. Sarebbe un segnale deciso sia verso un’impresa che rappresenta un importante punto di riferimento per il territorio sia verso l’industria italiana che sta affrontando con tenacia la crisi economica in atto e vuole vincere questa sfida.

 da Il Sole 24 ore del 31.01.2014

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