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Innovatori. Il merito al governo modello Singapore

Lee Kuan Yew, il fondatore appena scomparso della città-Stato asiatica, basò il suo sistema di governo sull’eccellenza della Pubblica amministrazione e sulla selezione e promozione dei giovani più capaci.

di Roger Abravanel

In Italia non è stato dato molto risalto all’annuncio della morte, qualche giorno fa, di Lee Kuan Yew, fondatore di Singapore e per trent’anni primo ministro di questa città-Stato, con circa cinque milioni di abitanti.

Singapore non è una democrazia, e il suo sistema politico non può essere un modello per il mondo occidentale, ma viene comunque studiato da molti governi per il suo modello di amministrazione pubblica. Quando Lee prese la guida del Paese nel 1988, la situazione economica era drammatica, vi erano gravi tensioni sociali tra cittadini malesi, cinesi ed indiani e nessuna risorsa naturale (Singapore non è Dubai o gli Emirati Arabi).

Eppure in trent’anni Lee Kuan Yew ha creato infrastrutture eccellenti, un ecosistema che ha favorito l’innovazione in molti settori industriali e di servizio e ha migliorato enormemente la qualità della vita dei suoi cittadini. Quando lo incontrai a Hong Kong circa 15 anni fa e gli chiesi tre lezioni da imparare da questo straordinario successo mi rispose «Meritocracy , meritocracy, meritocracy». Ed era vero. Questo straordinario leader (laurea a Cambridge con lode e considerato da Henry Kissinger «l’uomo più intelligente dell’Oriente») aveva capito che, non potendo contare sui petrodollari, doveva fare leva sull’unica risorsa che aveva: il capitale umano. Ha così creato l’amministrazione pubblica migliore del mondo, di gran lunga superiore a quella francese, per decenni modello di riferimento per molti governi occidentali e motore dello sviluppo del Paese.

La Costituzione di Singapore stabilisce la meritocrazia come un principio fondamentale e prevede un apposito organo, con rango costituzionale e super partes per sorvegliarne la attuazione, la Public Service Commission. Questo organo da anni si preoccupa di selezionare e attrarre nel servizio pubblico i migliori talenti e poi di seguirli nel loro sviluppo professionale. La selezione inizia al quarto anno delle scuole elementari e il 6-7 per cento dei migliori ragazzi vengono avviati a percorsi formativi eccellenti, nelle scuole secondarie e nelle università. I migliori ricevono borse di studio per andare nelle più ambite università di Singapore e all’estero (Singapore ha un accordo da 25 anni con la Kennedy School of Government di Harvard per farvi studiare i suoi studenti più brillanti). Ogni anno 4-500 giovani vengono finanziati con queste borse di studio: come se da noi lo Stato sostenesse così gli studi di 5.000 studenti nelle migliori università italiane e all’estero. La Public Service Commission si occupa anche di inserire questi bravissimi laureati nel settore pubblico attraverso carriere fast track (scorciatoie) e per 4 o 5 anni vengono formati e ulteriormente selezionati per posizioni prestigiose nella amministrazione pubblica, spesso appena trentenni.

Lee Kuan Yew sottolineava due leve essenziali per fare fiorire questo modello meritocratico. La prima è il rispetto della legalità, soprattutto attraverso una lotta senza quartiere alla corruzione: qualche anno fa, Beppe Severgnini scrisse su questo quotidiano che era rimasto sorpreso quando scoprì che a Singapore, nelle mense e nelle tavole calde, la gente lascia il proprio portafoglio e il cellulare come segnaposto prima di mettersi in coda. La seconda leva è rappresentata dal sistema educativo, uno dei migliori al mondo che è servito non solo a selezionare e formare una eccellente classe dirigente della amministrazione pubblica, ma anche a elevare la formazione di tutta la popolazione per le competenze della vita e del lavoro.

Un modello replicabile da noi? Forse. Negli ultimi 8 anni chi scrive ha proposto a più di un governo un piano (l’ho chiamato «mille leader per la PA»), basato su concetti simili. Una selezione dei migliori diplomati delle scuole superiori con test standard tipo Invalsi (non la maturità che continua a sfornare al Sud il doppio dei cento e lode che al Nord), per farli studiare nelle migliori università. Poi, per i più brillanti, l’istituzione di borse di studio «ricche» per frequentare atenei all’estero. Al rientro questi giovani verrebbero inseriti in progetti di grande visibilità con programmi di carriera su misura, vincolati a dedicare almeno 5 anni della loro carriera nel settore pubblico.

Ma il programma non è mai partito, e non bisogna stupirsi. Gli attuali vertici della PA al centro e sul territorio non sono stati scelti con criteri meritocratici, quindi non possono essere interessati al progetto.

Forse, in occasione dei funerali di Lee Kuan Yew, qualche leader politico italiano potrebbe porgere un omaggio a un vero alfiere del merito, pensando a come organizzare in Italia una Public Service Commission su modello di Singapore. Una iniezione di merito nella nostra PA non trasformerà l’Italia in una tigre asiatica, ma può aiutarla a crescere.

 dal Corriere della Sera del 26.03.2015

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