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Il caso. Il nome sul libretto di circolazione? Per 7 righe 65 pagine di spiegazioni

L’assurda burocrazia della Motorizzazione per una norma che non è applicabile.

di Sergio Rizzo

Se esistesse l’Oscar della Burocrazia, non potrebbe mancare fra le nomination 2014 quella di Maurizio Vitelli, architetto, direttore generale della Motorizzazione. In soli tre mesi e mezzo ha sfornato due inarrivabili circolari, per regolamentare l’applicazione di un comma del codice della strada. Lunghezza del comma: sette righe. Lunghezza delle circolari: 65 pagine.  

Tutto comincia nel 2010, quando nel codice della strada compare una norma che impone l’annotazione sul libretto di circolazione del nominativo di chi, non essendone proprietario né parente convivente, utilizzi il mezzo per un periodo superiore a trenta giorni. Una norma finalizzata a limitare le truffe e ad agevolare l’identificazione dei reali responsabili degli incidenti. Ma che per ora è soltanto riuscita a produrre l’ennesima vertigine kafkiana.  

La disposizione dovrebbe entrare in vigore già dall’estate del 2010, ma due anni dopo ancora niente. Il 6 dicembre 2012 l’architetto Vitelli scrive alla Polizia stradale comunicando che «le procedure informatiche necessarie al fine della concreta applicazione della nuova disciplina sono in corso di realizzazione» e che dunque è impossibile aggiornare i libretti di circolazione «con conseguente inapplicabilità delle sanzioni». Che sono pure salate: vanno da 705 a 3.526 euro con ritiro del libretto, per sovrappiù.  

Ma chi crede che nel frattempo gli uffici siano rimasti con le mani in mano si sbaglia di grosso. Perché, «al fine di consentire l’attuazione della predetta norma», spiega la lettera, «si è resa necessaria una modifica del d.p.r. n, 495/1992, adottata con il d.p.r. 28 settembre 2012, n. 198, che ha introdotto l’art. 247-bis, pubblicato sulla G.U. n. 273 del 22 novembre 2012 e in vigore dal 7 dicembre 2012». Nientemeno.

Passa ancora un anno e mezzo e finalmente il 10 luglio 2014 ecco la prima monumentale circolare applicativa, che fissa per la partenza del nuovo sistema il giorno 3 novembre. Ovvero, domani. Quarantasette pagine, quindicimila parole e nove allegati, con dentro una gragnuola di nuovi adempimenti e oneri anche economici per le aziende e i privati cittadini. Moduli da compilare, bollettini da pagare, comunicazioni da effettuare tassativamente entro 30 giorni «naturali e consecutivi». Si va dal comodato dei veicoli aziendali fino all’intestazione «di veicoli di proprietà di soggetti incapaci di agire», passando per le «competenze degli studi di consulenza automobilistica» per planare, udite udite, sulla «Locazione senza conducente di veicoli da destinare ai corpi di Polizia Locale». L’intestazione temporanea tocca anche ai vigili urbani. Un autentico capolavoro, nel solco della gloriosa tradizione del vecchio codice della strada, che arrivava a definire per legge le caratteristiche della ruota: «La superficie di rotolamento deve essere cilindrica, senza spigoli, sporgenze o discontinuità».  

Nemmeno quel diluvio di carta, però, riesce a saziare la fame del burosauro. Così il 27 ottobre ne arriva un’altra, di circolare. Questa volta le pagine sono diciotto, le parole circa seimila e gli allegati «soltanto» due. Ma l’oggetto non ha bisogno di commenti: «Intestazione temporanea di veicoli – circolare prot. N.15513 del 10 luglio 2014 – Chiarimenti applicativi». Cioè, una circolare per chiarire il contenuto di una precedente circolare emanata per chiarire il contenuto di una norma del codice della strada.  

E non è finita qui. Perché restano ancora fuori dall’applicazione di questa assurda disposizione veicoli come i taxi e gli autotreni, in attesa che la Motorizzazione si decida a definire anche per loro adeguate procedure. Il bello è, fa rilevare la Confartigianato, che per come sono scritte quelle meravigliose circolari, la norma non sarà concretamente applicabile: «Come le autorità accerteranno la violazione dell’obbligo? Semplicemente in nessun modo. Toccherà all’utente dimostrare di non essere l’utilizzatore abituale da oltre trenta giorni di un veicolo che non gli appartiene». Dimostrazione indimostrabile. Se una pattuglia della stradale fermasse uno che si trova al volante di una vettura non sua, e l’agente gli chiedesse se la sta guidando da più di trenta giorni «naturali e consecutivi», quale pensate che sarebbe la risposta?

dal Corriere della Sera del 02.11.2014

 

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