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Gestione d’impresa. Confidi, quale futuro

di Alessandro Pescari

I consorzi fidi storicamente nascono come espressione delle associazioni di categoria nei settori dell’industria, del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura, basandosi su principi di mutualità e solidarietà.

Nel nostro Paese il fenomeno dei confidi ha trovato larga diffusione, stante il modello imprenditoriale fondato essenzialmente nella micro e piccola impresa e, quindi, la necessità da parte di questi tipi di imprese, notoriamente meno strutturate e con una modesta capitalizzazione, di ricevere garanzie per l’accesso al credito.

Senza voler ripercorrere la lunga storia dei confidi, va dato atto al sistema che negli anni ha rappresentato (e per certi versi lo rappresenta ancora oggi) una valida opportunità nel facilitare l’accesso al credito da parte delle micro e piccole imprese e, in particolare, delle start-up.

Occorre altresì ricordare che esistono due tipi di confidi: i primi sono inseriti nell’art. 106 del TUB e i secondi (c.d. minori) sono codificati nell’art. 112 sempre del Testo unico bancario.

L’art. 106 TUB è rubricato “Albo degli intermediari finanziari”; di conseguenza, i soggetti iscritti non hanno particolari limitazioni nelle attività, salvo quelle stabilite da apposite disposizioni normative e regolamentari disposte anche da Banca d’Italia. Questi “intermediari”, che rilasciano garanzie fideiussorie nei confronti del pubblico, si sono ridotti sensibilmente e ad oggi risultano essere soltanto ventotto.

Mentre i confidi ex art. 112, iscritti anch’essi in altro elenco di Banca d’Italia, esercitano in via esclusiva l’attività di garanzia collettiva dei fidi e i servizi a essa connessi o strumentali, nel rispetto delle disposizioni dettate dal Ministro dell’Economia e delle Finanze e delle riserve di attività previste dalla legge. Questi confidi possono svolgere, prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie, le seguenti attività:

- prestazione di garanzia collettiva dei fidi;

- prestazione di garanzie a favore dell’amministrazione finanziaria dello Stato, al fine dell’esecuzione dei rimborsi di imposte alle imprese consorziate o socie;

- gestione di fondi pubblici di agevolazione (art. 47, c. 2 TUB);

- stipula, ai sensi dell’art. 47, c. 3 TUB di contratti con le banche assegnatarie di fondi pubblici di garanzia per disciplinare i rapporti con le imprese consorziate o socie, al fine di facilitarne la fruizione.

Ebbene, al di là del quadro di massima sopra riassunto, vi sono altre disposizioni specifiche che negli ultimi anni sembrava dovessero essere rivisitate, anche alla luce del mutato cambiamento del mercato.

A tale fine non va dimenticato che è in corso (da diverso tempo) un radicale mutamento del sistema creditizio, per il quale si registrano aggregazioni e consolidamenti, nonché una maggiore diffusione del fintech anche da parte di operatori diversi.

Di conseguenza, appare matura anche una rivisitazione delle disposizioni in materia di confidi, rendendo il quadro di riferimento più adeguato all’attuale contesto economico-finanziario.

Al riguardo il legislatore del 2016 aveva previsto un intervento che poi non ha visto la luce (L. 150/2016), mentre l’attuale legislatore, con un intervento specifico e non sistematico, è intervenuto recentemente andando a rimuovere il secondo periodo della lettera r) dell’art. 18, c. 1 D.Lgs. 112/1998, di fatto abolendo i monopoli esistenti in talune Regioni.

In merito a ciò si segnala una ricerca del laboratorio di Statistica Economica dell’Università Cattolica, secondo la quale la modifica sopra introdotta dal D.L. 34/2019 (ancora da convertire) porterebbe maggiori finanziamenti del 16% alle MicroPMI nei prossimi 3 anni.

da Ratio Quotidiano del 12.06.2019

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