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Gestione d’impresa. Banche e PMI alla prova dell’open innovation

di Alessandro Pescari

Il sistema bancario da alcuni anni sta affrontando il cambiamento in atto attraverso diverse strategie basate essenzialmente sulle applicazioni digitali. In relazione a ciò e tenuto conto dell’avanzata dei big player dell’IT anche nel settore creditizio, in particolare in quello retail, le banche hanno iniziato a investire nell’acquisizione o partecipazione in start-up innovative specializzate nel fintech, oltre che potenziare piattaforme non proprio innovative per la clientela business. Questo ritardo viene ancora più evidenziato dalle offerte sempre più mirate di operatori disparati indirizzate anche alle piccole e medie imprese, coprendo così esigenze di credito in tempi brevi, per imprese che talvolta trovano difficoltà e oneri superiori dinanzi ai tradizionali intermediari finanziari.

I nuovi player digitali stanno facendo emergere la domanda di servizi innovativi per le piccole e medie imprese. In tale attività, i modelli di business adottati sono maggiormente affinati in relazione ai bisogni delle stesse imprese. Infatti, le micro-imprese hanno caratteristiche ed esigenze molto diverse rispetto alle piccole e ancora di più rispetto alle medio imprese. Ecco dunque la necessità di targettizzare la clientela in modo più appropriato, indirizzando anche proposte di marketing ad hoc.

Sul mercato, oramai da tempo, si notano proposte molto diverse e che puntano alla facilità di utilizzo e alla riduzione dei tempi di risposta. In poche parole, oltre a concedere/richiedere credito, si tende a utilizzare un know how che fa leva sui moderni modelli di comunicazione. Proprio per questo si dice che il mestiere di banchiere non sarà fatto solo dalle banche, ma neanche le banche faranno solo i banchieri.

Ecco alcuni esempi “alternativi” di accesso alla finanza di terzi (fonte EconomyUp).

Tide, una fintech UK, ha digitalizzato completamente i servizi bancari offrendo un’esperienza retail-like alle micro-imprese, grazie alla migliore customer experience. Oggi una nuova impresa su 10 in UK quando apre un conto business lo fa con Tide. Tide e altre fintech stanno costruendo il loro successo focalizzandosi su specifici segmenti offrendo “core needs” come prestiti e cash management.

Altro esempio di operazione finanziaria che si può concludere in pochi minuti è stata lanciata da ING Direct nel marzo dello scorso anno, il Prestito Arancio Business, portando così l’instant lending in Italia. La formula prevede la richiesta (e l’eventuale concessione) di un finanziamento fino a 100.000 euro, gestita completamente online, con esito in soli 10 minuti. Il Gruppo olandese ha realizzato una partnership strategica con Kabbage, azienda americana leader nel campo delle tecnologie e delle piattaforme evolute per l’erogazione di prestiti istantanei alle PMI.

La distruption comporta un’accelerazione e le banche, in primis, sono chiamate a implementare soluzioni facili-intuitive e che permettano in particolare alle PMI, di agevolare un cambiamento anche culturale nell’approcciare la finanza di terzi.

Sul punto, nei giorni scorsi, il Ceo di Illimity, in una intervista ha dichiarato: «..molte banche accelereranno la loro innovazione integrando al loro interno fintech di vario genere.. Anche noi, per esempio, abbiamo due esperienze di integrazione molto positive con Credimi e con Raisin». E proprio Credimi è una start-up innovativa fondata nel settembre 2015, già molto conosciuta, anche per un’informazione pubblicitaria dove si definisce il leader europeo del finanziamento digitale per le PMI.

da Ratio Quotidiano del 10.07.2019

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