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Fisco. Mito e realtà del contrasto all’evasione fiscale

di Dario Stevanato

Nel 2015 il fisco ha recuperato una cifra record di imposte evase, vicina ai 15 miliardi. Ma nello stesso tempo si è indebolita l’attività di contrasto al fenomeno, con una caduta di accertamenti e controlli formali e degli incassi che ne derivano. Nessuna soluzione per la micro-evasione di massa.

Incassi dalla liquidazione automatica

Nel tracciare un bilancio dei primi “mille giorni” del suo governo, il presidente del Consiglio ha rivendicato i risultati ottenuti nella lotta all’evasione fiscale, additandoli come i più lusinghieri negli ultimi settanta anni di esperienza governativa. In effetti nel 2015, a seguito dell’attività di controllo, è stata riscossa la cifra record di 14,9 miliardi.

Se però si analizzano dettagli e risultati dell’attività svolta dall’amministrazione finanziaria, condensati dalla Corte dei conti nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato per l’anno 2015, si scopre una realtà assai diversa, ovvero – per usare le parole della magistratura contabile – un progressivo indebolimento dell’attività di contrasto all’evasione fiscale, che coinvolge tanto il numero dei controlli quanto il profilo degli incassi.

Partendo da questi ultimi, emerge anzitutto come il buon dato sugli introiti non sia affatto ascrivibile a un maggior impegno o efficacia nell’attività di controllo sostanziale, bensì alla liquidazione automatica delle dichiarazioni, conseguente al grande incremento dei casi di imposte dichiarate, ma non versate, sintomo della crisi economica e dell’ormai endemica tendenza dei contribuenti a finanziarsi differendo il versamento di quanto dovuto.

Per la Corte dei conti, “l’incremento degli introiti derivanti dalla liquidazione automatizzata delle dichiarazioni conferma (…) il crescente rilievo assunto dal fenomeno del mancato versamento delle imposte dichiarate (…) divenuto ormai diffusamente un’impropria forma di finanziamento delle attività economiche, quando non addirittura modalità di arricchimento illecito, anche attraverso condotte preordinate all’insolvenza”.

Dall’attività liquidatoria svolta nell’anno 2015 è dunque derivato un incasso di 6.887 milioni, con un incremento rispetto al 2014 di 783 milioni (+12,8 per cento). Ma si tratta appunto di cifre non ascrivibili all’azione accertativa dell’amministrazione; costituiscono anzi il riflesso di un fenomeno preoccupante. E paradossalmente il provvedimento sulla “rottamazione delle cartelle” potrebbe avere l’effetto perverso di incentivarlo ulteriormente nei prossimi anni, alimentando aspettative di futuri stralci di interessi e sanzioni. È peraltro un fenomeno che fa il paio con il crescente numero dei casi in cui gli accertamenti diventano definitivi per inerzia del contribuente, sintomo di disinteresse di soggetti verosimilmente privi di ogni risorsa patrimoniale e presagio di quote inesigibili.

Accertamenti in calo

Se poi si analizzano i risultati della vera e propria attività di controllo sostanziale e accertamento, emergono tendenze che dovrebbero indurre a ulteriore prudenza e non già a trionfalismi.

Tutti gli indicatori numerici e finanziari segnalano infatti una progressiva perdita di efficacia nell’azione di contrasto all’evasione. Il risultato monetario di controlli sostanziali e accertamenti ammonta nel 2015 a 7.753 milioni, con un calo di 300 milioni rispetto all’anno precedente (-3,9 per cento). Ma il dato più preoccupante è quello su numerosità ed efficacia dei controlli: diminuisce infatti il numero degli accertamenti (la Corte riferisce di una “progressiva e costante riduzione del numero dei controlli sostanziali eseguiti (…) con riferimento a tutte le diverse tipologie di attività”), scendono nettamente le verifiche esterne, si riduce la maggiore imposta accertata, secondo un trend decrescente da molti anni. E sono in continuo calo e oramai soltanto episodici gli accertamenti sintetici in base alla spesa, quelli basati sugli studi di settore (passati da circa 30mila nel 2010 a poco più di 8mila nel 2015), il numero di indagini finanziarie e così via.

La natura strutturale delle cause del progressivo indebolimento, individuate dai magistrati contabili nel “drastico e rilevantissimo depauperamento dell’apparato operativo” legato alla riduzione del personale e alla irrisolta questione degli incarichi dirigenziali, non autorizza peraltro a sperare in rapide inversioni di tendenza, e sollecita anzi ulteriori preoccupazioni per il futuro.

Anche perché resta irrisolto nel nostro paese il secolare problema dell’evasione di massa, della diffusa micro-evasione cui si è finora sopperito guardando altrove e recuperando gettito con sempre più discutibili rilievi interpretativi sulla ricchezza già dichiarata e assoggettata all’imposizione da soggetti di media e grande dimensione.

Come rileva la Corte dei conti, “la parte più rilevante dell’incremento di entrate effettive da attività di accertamento conseguito nel quinquennio 2011-2015 è derivata dall’attività di controllo svolta nei confronti di grandi contribuenti e, in generale, delle persone giuridiche”, mentre “la deterrenza esercitata dall’azione di accertamento nei confronti dell’evasione di massa risulta del tutto insufficiente, tenuto anche conto della sostanziale tenuità delle sanzioni concretamente applicabili in caso di violazioni”.

da lavoce.info del 25.11.2016

 

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