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Fintech, limiti e opportunità

Il dibattito in corso (economico e istituzionale) e le molteplici piattaforme aperte nell’ultimo periodo, polarizzano l’attenzione di tutti gli operatori. E non solo.

di Alessandro Pescari

In un precedente intervento è stato evidenziato come gli operatori del Fintech si stiano organizzando e quali attività abbiano già intrapreso, anche con successo.

Considerato che tali attività incidono direttamente sul core business delle banche, queste ultime, già da alcuni anni, hanno investito in programmi di open banking.

È altresì noto che l’evoluzione del digitale spinga sulla disintermediazione del credito delle banche, a vantaggio, in primis, degli attori dei Big data (Apple, Amazon, Google, Facebook, Alibaba, ecc..) che sono già operativi nel settore della finanza, avendo già acquistato anche licenze bancarie.

Ecco quindi che le principali banche nazionali (Intesa-Sanpaolo e Unicredit) e non solo, recentemente, hanno accelerato i loro investimenti in chatbot, roboadvisor, machine learning, blockchain e regtech, di cui le Fintech native si nutrono per rispondere a una richiesta di fido in pochi minuti.

Infatti, Intesa-Sanpaolo, ha investito 30 mln di euro in Iwoca (Fintech inglese) specializzata nei finanziamenti alle imprese con ricavi fino a 5 milioni. Del resto l’Istituto guidato da Carlo Messina ha dichiarato che “vogliamo passare dall’attuale 10% di attività digitalizzate a oltre il 70% nei prossimi 3 anni, prevediamo di investire 5,8 miliardi in sviluppo tecnologico e formazione del personale”.

Sulla stessa linea il Rapporto Abi Lab 2018 ha avuto modo di mettere in rilievo che le 30 banche interpellate intendono investire in Information Technology almeno 4,75 miliardi nel breve periodo, con un budget in crescita mediamente del 5% rispetto al 2016, per il 30% del campione.

Un esempio di innovation banking si può ritrarre dalla mobile bank di Berlino N26, start-up tedesca fondata nel 2014 che permette di aprire e gestire un conto solo con lo smartphone, la quale ha chiuso a fine 2017 un round di finanziamento da 160 milioni di dollari. A guidare l’operazione sono stati Allianz X, l’unità di investimento digitale del gruppo Allianz, e Tencent Holdings, colosso cinese dell’information technology (tra i suoi servizi più conosciuti c’è WeChat, il WhatsApp cinese). L’operazione, si legge in una nota, rappresenterebbe il più grande finanziamento in equity (al netto delle Initial Public Offering) del settore Fintech in Germania fino a oggi (fonte EconomyUp del 20.03.2018).

N26 ha poi avviato una campagna promozionale tra i giovani “student ambassador”, ossia ingaggiando studenti universitari che vogliano promuovere la crescita di questa realtà Fintech nel proprio network universitario. Nel nostro Paese le prime iniziative si sono tenute nelle scorse settimane, quando gli interessati hanno potuto incontrare il management al Politecnico di Milano e all’Università Bicocca.

Altro esempio di operazione finanziaria che si può concludere in pochi minuti è stata lanciata da ING DIRECT, che nello marzo 2018 ha annunciato il Prestito Arancio Business, portando così l’instant lending in Italia. La formula prevede la richiesta (e l’eventuale concessione) di un finanziamento fino a 100.000 euro, gestita completamente online, con esito in soli 10 minuti. Il Gruppo olandese ha realizzato una partnership strategica con Kabbage, azienda americana leader nel campo delle tecnologie e delle piattaforme evolute per l’erogazione di prestiti istantanei alle Pmi.

Di conseguenza, la trasversalità della finanza (dai pagamenti ai finanziamenti) retail e non solo, nel breve periodo subirà cambiamenti epocali.

da Ratio Mattina del 13.06.2018

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