News

Letture e approfondimenti per imprenditori (e non solo).

0

Esecutivo e Parlamento. Ancora troppi decreti legge malcostume che aumenta

di Luigi Ferrarella

Meno male che avevano tutti giurato di smettere di abusare dello strumento del decreto legge, di abbandonare il malcostume dei decreti-omnibus contenenti le più eterogenee misure, di farla finita con la tecnica del maxiemendamento ulteriormente soppressivo e sostitutivo del confronto parlamentare. E invece, a dispetto di queste solenni premesse e promesse – rinsaldate specie dopo che nel suo discorso di insediamento il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva additato «la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare»-, il risultato è che l’altro ieri sul cosiddetto decreto legge «fallimenti» il governo Renzi ha imposto il voto di fiducia per la terza volta in una settimana, la 44esima volta in 17 mesi di azione. E in un salsiccione normativo ha insaccato un ammasso di commi che spazia dalle norme appunto sui concordati sino alla terza modifica in un anno alle regole della pensione dei magistrati, dall’ultimo salva Ilva di Taranto al periodo di deducibilità delle perdite delle banche, da altre regole sul processo telematico ai 250 euro di credito d’imposta come incentivo per gli arbitrati. Esattamente come nel cosiddetto decreto «enti locali» aveva appena finito di impastare i tagli alla Sanità con il contributo di 50 euro chiesto ai pellegrini del Giubileo, i concorsi dell’Agenzia delle Entrate con la proroga dei lavoratori socialmente utili in alcune regioni. Ormai l’assuefazione è tale che neanche più si affronta sommessamente la fondatezza o meno dei requisiti di necessità e urgenza addotti per la decretazione d’urgenza, né più si leva qualche mormorio di disapprovazione per questo modo di legiferare che a chiarezza, stabilità e certezza finisce per sostituire contraddittorietà, imprecisione, insicurezza. Al punto che sempre più frequenti sono i casi nei quali il legislatore, appena approvate talune norme, già si precipita ad annunciare che le cambierà subito: per emendarle da contraddizioni, svarioni o chirurgici emendamenti inseriti di notte da «manine» furbette che, pur rilevati in tempo, spesso però non vengono corretti da un «treno» di iter legislativo che sembra ammettere posto solo per la «stazione» di partenza nell’annuncio di un titolo, e per la «stazione» di arrivo nella rivendicazione di un frenetico aver (non importa se bene o mal) fatto. Forse, e soprattutto in vista della riforma del bicameralismo perfetto che per la maggior parte delle materie toglierà anche quel minimo di rete di salvataggio dalle sciocchezze rappresentata sinora dalla «navetta» di una legge tra Camera e Senato, ci vorrebbe che qualcuno misurasse gli enormi costi (anche economici, se ai progressivi slittamenti del funzionamento del Parlamento pare ormai una parolaccia accennare) di questa postura legislativa: della quale il governo Renzi non è certo l’inventore ma di cui appare il più convinto attuatore, visto che con 44 voti di fiducia in meno di un anno e mezzo ha già superato il primo Prodi (42 nel 1996-1998) e il secondo Berlusconi (42 nel 2001-2005), ha quasi raggiunto il quarto Berlusconi (45 nel 2008-2011) e ora insegue Monti (51 nel 2011-2013). Una cavalcata impressionante, di cui sul terreno aritmetico restano le macerie normative contate da un recente e poco studiato rapporto del Comitato per la legislazione della Camera dei deputati: 14.082 commi in leggi di conversione di 8 anni di decreti legge su 25.776 commi di produzione legislativa totale. Dati ai quali la creatività dell?ultimo voto ha aggiunto un record di originalità: quella di un governo che in febbraio aveva incaricato l’appositamente nominata commissione ministeriale Rordorf di studiare una complessiva riforma della materia fallimentare, e poi invece ad agosto ne prescinde totalmente e modifica per decreto legge parti importanti proprio di quella stessa materia.

dal Corriere della Sera del 07.08.2015

© 2013 Studio Ragazzo-Pescari Professionisti Associati - All rights reserved. P.iva 01224480473