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Competitività. Se le Pmi esportano più della Gran Bretagna

I dati Eurostat sull’industria, depurati dei flussi commerciali

Confermata la leadership in Europa nel segmento 10-250 addetti

di Marco Fortis

Tra i tanti luoghi comuni che vanno per la maggiore sulle imprese italiane è che esse siano troppo piccole per competere sui mercati internazionali. In Italia, in effetti, operano oltre 191mila imprese esportatrici e ben 125mila hanno meno di 10 addetti. Inoltre, è indubbio che nel nostro Paese vi è un numero esiguo di grandi gruppi industriali capaci di generare fatturati miliardari, diversamente da quanto avviene in Germania. Tutto ciò, unitamente all’intensificarsi della competizione globale, ha portato molti a concludere sbrigativamente che il made in Italy non è più vincente, mentre invece è soprattutto il “micro” e il “mini-piccolo” (cioè le imprese sotto i 20 dipendenti) a non essere più “bello” come si pensava un tempo. In più, non aiutano sicuramente i dati sull’export totale che vedono l’Italia solo quarta nella Ue dopo Germania, Olanda e Francia e che hanno spesso indotto alcuni osservatori sia stranieri che italiani a mettere in dubbio la competitività della manifattura del nostro Paese.

Ma lo scenario cambia completamente se si considerano le recenti statistiche Eurostat del Programma sugli indicatori di imprenditorialità. E se si considerano le sole imprese esportatrici dell’industria, cioè depurando i dati complessivi di export sottraendo i flussi prettamente commerciali e di transito di merci (che gonfiano i valori di alcuni Paesi, come l’Olanda o il Belgio) ed escludendo la miriade di piccoli operatori commerciali all’esportazione (che gonfiano il dato italiano delle microimprese). Si scopre allora, innanzitutto, che le imprese esportatrici dell’industria in Italia sono 88mila e che il loro export nel 2013 è stato di 314 miliardi di euro, risultando secondo nella Ue soltanto a quello delle imprese industriali tedesche (742 miliardi) e davanti agli export industriali di Francia (260 miliardi), Regno Unito (195), Spagna (150) e Olanda (142).

Se poi si analizza l’export per tipologie dimensionali delle imprese esportatrici emergono diverse interessanti sorprese. Innanzitutto che, pur essendo solo circa 1.900, le imprese industriali italiane con oltre 250 addetti (che chiameremo qui per comodità grandi imprese) nel 2013 hanno esportato 159 miliardi di euro, ponendosi al terzo posto nella Ue dopo i giganti tedeschi della stessa categoria (con un export di 624 miliardi) e dopo le imprese francesi (179 miliardi). Inoltre, il valore medio esportato delle grandi imprese industriali italiane è tutt’altro che disprezzabile (pari a 132mila euro per impresa). Infatti, Germania a parte (con 200mila euro per impresa), precediamo Regno Unito (129mila euro), Spagna (127mila euro) e Francia (123mila euro). Si aggiunga che le grandi imprese industriali italiane esportano, per un confronto, più dell’intera industria spagnola.

A loro volta le imprese italiane con 50-249 addetti (che definiremo qui medie imprese) nel 2013 hanno esportato 97 miliardi di euro, cioè, per un confronto, più dell’intera industria della Svezia (90 miliardi), precedendo le medie imprese tedesche (88 miliardi), francesi (44 miliardi), spagnole (38 miliardi) e britanniche(28 miliardi). È appena il caso di ricordare che le grandi e medie imprese italiane rappresentano il nocciolo duro di quel “quarto capitalismo” che ha permesso al nostro Paese di affrontare con successo le sfide della globalizzazione in questi ultimi anni. Con 256 miliardi di export industriale le grandi e medie imprese italiane considerate insieme precedono le grandi e medie imprese industriali francesi (223 miliardi) e da sole sopravanzano nettamente tutto l’export industriale britannico. Altra sorpresa: l’export medio delle imprese industriali italiane con 50-249 addetti è di gran lunga più elevato (12.600 euro) di quello delle medie imprese tedesche (7.900 euro).

Quanto alle imprese industriali italiane con 10-49 addetti (che definiremo qui piccole imprese), nel 2013 hanno esportato 50 miliardi di euro, cioè, per un confronto, più delle intere industrie della Danimarca (49 miliardi) o della Finlandia (44 miliardi). Inoltre, le nostre piccole imprese industriali esportatrici hanno sbaragliato tutte le piccole imprese degli altri Paesi, le quali hanno esportazioni significativamente inferiori: Germania (21 miliardi), Francia e Spagna (entrambe 17 miliardi) e Regno Unito (10 miliardi). In altre parole, le piccole imprese industriali italiane esportano più di tutte le piccole imprese industriali tedesche, francesi e britanniche considerate assieme.

C’è un problema, però. Le nostre microimprese industriali con meno di 10 addetti hanno esportato nel 2013 solo 8 miliardi pur essendo poco meno di 45 mila. E hanno patito molto la crisi, così come le più piccole tra le piccole imprese della categoria superiore. Si tratta per lo più di operatori che lavorano per imprese più grandi e che sono in massima parte esportatori occasionali. Bene fa dunque il Governo italiano a promuovere iniziative che possano trasformare queste micro-imprese e anche le piccole meno strutturate in esportatrici stabili tramite gli export manager e favorendo la loro crescita dimensionale. Se le micro e piccole imprese industriali italiane raddoppiassero la loro attività sull’estero ne deriverebbe un potenziale incremento dell’export italiano di una sessantina di miliardi.

 da Il Sole 24 Ore del 17.06.2016

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