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Commenti. Lo Steve Jobs degli aspirapolvere che ama e prepara ingegneri naif

A tu per tu. Sir James Dyson, 71 anni, tra i più ricchi d’Inghilterra e la nuova sfida: ha già assunto 400 ricercatori e investito 2 miliardi di sterline per sviluppare un’auto elettrica – “Il prodotto è il re e conta molto più del design”

di Riccardo Barlaam

Sir James Dyson è un uomo curioso. Ossessionato dagli aerei e dai flussi d’aria. Inventore, ingegnere, imprenditore. Qualcuno in modo un po’ riduttivo lo ha definito «lo Steve Jobs degli aspirapolvere». Partito anche lui da un garage, da un’ostinata sfida per creare il primo aspirapolvere senza sacchetto per la moglie, una sfida vinta dopo 14 anni e 5.127 prototipi scartati.

Oggi la Dyson è una multinazionale con decine di milioni di prodotti venduti nel mondo, fattura 4 miliardi di euro l’anno, con 12.500 dipendenti e una delle più alte percentuali di investimenti in ricerca e sviluppo. Dopo quel primo aspirapolvere sono arrivati gli asciugamani super veloci, con i flussi d’aria a 690 chilometri all’ora, i ventilatori, i purificatori capaci di ripulire una stanza al 99,95% dalle particelle inquinanti, altri aspirapolvere sempre più sofisticati, fino all’asciugacapelli con il motore più veloce di una Formula Uno e alla “pistola” per modellare i capelli, nata dopo sei anni di ricerche, 642 prototipi e 31,4 milioni di costi di sviluppo.

Ogni volta che sir Dyson mette il bollino “finito” su un suo nuovo prodotto introduce novità in un settore, quello degli elettrodomestici e dei prodotti elettronici per la cura della persona, dove prima di lui sembrava non ci fosse nulla da inventare.

Lo abbiamo incontrato in una galleria di Chelsea, quartiere di New York un tempo area di fabbriche, ora luogo dell’arte contemporanea, dei grattacieli firmati dalle archistar, a poche centinaia di metri dalla High Line, la sopraelevata verde dove passava la ferrovia diventata una passeggiata, tra piante e panchine, sospesa a mezz’aria tra i grattacieli.

Sir James ha 71 anni, il volto affilato e un fisico da ragazzino. «Continuo a correre tre volte a settimana sulle colline della campagna inglese. Il momento migliore per mettere ordine ai pensieri». Occhiali alla Harry Potter, entusiasmo che sprizza dagli occhi e un orizzonte che, nonostante gli anni, parla ancora di sfide e di futuro. Forse le più importanti da quando ha deciso di fondare la società. Sta sviluppando la sua auto elettrica: verrà lanciata nel 2021. Anche qui, da quello che si sa, quando uscirà la quattro ruote Dyson sarà completamente diversa da quello che offre il mercato.

«La mia visione è molto semplice. Sono appassionato di tecnologia e di design funzionale. Con la tecnologia cerco di creare prodotti diversi che funzionino meglio di quelli che offre il mercato». Lui riassume questa personale strategia con uno slogan di tre parole: «Product is king», il prodotto è il re. Quello che comanda e da cui discende tutto il resto.

«A me interessa solo il prodotto. Se tu riesci a fare un buon prodotto tutto il resto viene di conseguenza, anche le vendite arrivano». Negli ultimi tre anni i ricavi sono cresciuti al ritmo del 40% l’anno. «Questo vale però se il prodotto ha una sua integrità». Un’identità definita, una sua coerenza di fondo. «Quello che tu fai, quello che tu provi a fare i consumatori lo capiscono e lo apprezzano se il prodotto è davvero di qualità».

La tecnologia è molto importante in Dyson a partire dalle fabbriche con un processo di automatizzazione avanzato: ogni 2,6 secondi le linee sfornano un motore digitale, o brushless. «La produzione automatizzata di certe fasi della produzione è importante per la precisione». Ma i talenti, le persone, sono più importanti ancora. «Abbiano tantissimi ingegneri nella società. Dei 4.500 ingegneri Dyson, metà è in Gran Bretagna, l’altra metà tra Singapore, Malesia, Filippine e Cina». Quando assume non cerca esperti ma curiosi, come lui. Persone preparate, non troppo formate. Gente con la testa tra le nuvole e le mani impegnate a sperimentare. «Alla Dyson preferiamo le persone senza esperienza che si avvicinano ai problemi in modo naïf. Naïf non vuol dire sbagliato, ma significa che ti approcci a un problema con spirito critico e apertura mentale, perché sei curioso, sei coraggioso, non hai paura di sbagliare. Per questo preferisco i giovani appena laureati. Abbiamo bisogno di ingegneri bravi e non è facile trovarli». Da poco ha avviato una sua università, il Dyson Institute of Engineering and Technology con relativo campus, a Malmesbury, con i primi 80 studenti. «Lavorano per noi tre giorni, hanno due giorni pieni di attività accademica e di solito hanno molto da fare nel weekend per restare in corso». L’obiettivo è quello di formare eccellenze, energie nuove per l’azienda. «Tra quattro anni avremo i primi laureati. Li paghiamo per tutto il periodo, così non avranno prestiti da restituire. Finiscono il percorso di laurea con assunzioni e così spero di ottenere i migliori ingegneri al mondo».

L’innovazione è al centro di tutto. «Si crea qualcosa di nuovo sbagliando. Certe volte le cose sono davvero complicate. Ci si arriva per passi». L’idea non è la lampadina che si accende ma un lungo processo di tentativi. «Di solito cominciamo a sviluppare una nuova tecnologia e quando la stiamo sviluppando ci rendiamo conto che una determinata strada potrebbe essere buona. Per esempio gli asciugacapelli: abbiamo sviluppato le nuove tecnologie per i motori elettrici una ventina di anni fa, ma siamo arrivati a questo prodotto solo ora, ed è l’asciugacapelli con il motore più veloce esistente sul mercato». È così che il brand degli aspirapolvere creati nel garage di casa in pochi anni è diventato sinonimo di qualità, design e tecnologia avanzata.

Se dici Ferrari è quella cosa lì. Allo stesso modo dire Dyson è diventato garanzia di qualcosa: «È quello che cercavo di dire prima sull’integrità di ciò che facciamo. Ed è il modo con cui la gente ti considera. Qualcuno lo chiama brand. Io non ho mai pensato al brand perché quello che è importante è il prodotto per me, non il brand. Noi facciamo prodotti veri, siamo coraggiosi, facciamo qualcosa di differente in termini di tecnologia, design, longevità dell’uso. Forse è un modo poco commerciale di pensare ma è quello che facciamo ed è quello che vogliamo continuare a fare».

A 71 anni sir James sente ancora che tutto può ancora succedere. «È un periodo molto stimolante. Sto lavorando come non mai». Davanti a un buon bicchiere di vino bianco mi spiega come sono fatte le avveniristiche lampade al led che campeggiano sopra le nostre teste, design e alta tecnologia. «Le ha create mio figlio Jack nella sua startup. Poi è entrato in Dyson perché voleva continuare la mia strada. Un fatto importante per lui e anche per me». La successione è già scritta. Ma la scommessa più grande è l’auto elettrica. «Sento l’adrenalina per questa grande sfida, è come essere sempre sul filo di un rasoio». Ha già assunto 400 ricercatori e investito 2 miliardi di sterline: uno per lo sviluppo della batteria e uno per lo sviluppo del veicolo. L’auto verrà prodotta a Singapore. Progetto e design saranno nell’headquarter in Gran Bretagna. Ha speso 200 milioni per acquistare l’area dell’ex aeroporto militare di Hullavington, che ha una pista di 13 chilometri dove verranno testati i prototipi, e per costruire le 400 case dello staff che lavora al progetto. Ogni settimana la società presenta un nuovo brevetto da registrare. Già ora produce il 7% delle batterie elettriche in commercio, che utilizza per i suoi elettrodomestici senza filo. Oltre ai motori elettrici più sofisticati sul mercato. L’ultimo motore digitale usato nell’aspirapolvere V10 cordless “viaggia” a 125mila giri al minuto: otto volte più veloce di un’auto di Formula Uno, dieci volte più veloce di un jet.

Dyson Company in tutto questo resta una società privata controllata dal fondatore e dalla sua famiglia, non ha nessuna intenzione di quotarsi in Borsa e ha un indebitamento molto basso. «Abbiamo deciso di restare una società a controllo familiare. Facciamo quello che facciamo perché pensiamo che sia la cosa giusta da fare, e non perché ce lo chiede qualcuno». Ostinatamente in direzione contraria, ma sempre in avanti cercando sentieri non tracciati. Sir Dyson nel frattempo è diventato uno degli uomini più ricchi del Regno Unito con un patrimonio personale di oltre 10 miliardi e possiede più terreni della Regina Elisabetta. Il segreto del successo è ancora nella sua insaziabile voglia di scoprire, sbagliando a volte, ma cercando di seguire il suo istinto, tentativo dopo tentativo. «Ogni volta rischio con i miei soldi e non con i soldi degli azionisti e questo è davvero molto, ma molto diverso».

 da Il Sole 24 Ore del 25.11.2018

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