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Buone notizie. Se un’azienda del Sud vola alto nel mondo

Due amici di Monopoli, un pensionato, un industriale coraggioso, tante idee innovative: così nasce la Ferrari del cielo.

di SEVERINO SALVEMINI

Al comando della Blackshape Aircraft di Monopoli, la Ferrari del cielo, ci sono due giovani imprenditori, Luciano Belviso e Angelo Petrosillo, 61 anni in due. La Blackshape produce aerei leggeri in fibra di carbonio, prezzo circa 250.000 euro, con prestazioni superiori come velocità e consumo e metà del peso dei concorrenti. Due prodotti al mese venduti in più di 20 Paesi nel globo a vip facoltosi e a paperoni d’Arabia e dell’Est. Fatturato che raddoppia ogni anno da tre anni. Com’è possibile che tra Bari e Lecce, tra lo scirocco del mare e i trulli sia nato forse l’esempio di innovazione più straordinario del nostro Paese? Luciano e Angelo sono amici fin dal liceo: il primo va a Torino per laurearsi in ingegneria spaziale al Politecnico, mentre il secondo si indirizza verso giurisprudenza alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Poi emigrano per i soliti studi specialistici (Master of Science e Ph.D). Sembra la consueta trama dei classici cervelli pronti per la fuga definitiva oltre confine. Ma i due vogliono «volare alto» e sono affezionati alla loro terra e lì si ritrovano. Nel 2oo8 la Regione Puglia avvia il programma «Bollenti spiriti» (zampino di Vendola nel nome stralunato?),  per talenti emergenti. È un programma che non «sistema», ma incoraggia.

I nostri eroi partecipano e ottengono 25.000 euro di prestito a fondo perduto, con cui di fatto pagano le spese notarili e di costituzione della Blackshape e partono con il business plan. Missione? Disegnare, costruire e vendere aereoplani. O meglio, prima immaginavano di produrre oggetti di design in fibra di carbonio, ma Luciano ricorda dal suoi studi che vicino a Treviso abita un certo Bepi Vidor (non sembra la sceneggiatura di un film?), «mito dell’aeronautica» che si diverte a progettare velivoli, e chiede a lui ispirazione. A quel punto Vidor li convince e si passa al business degli aerei. Nasce il Prime, con la caratteristica esteticamente vincente di avere i due posti di comando uno dietro all’altro, come i Mig da caccia di Top Gun, Ray Ban a specchio e giubbotto di pelle inclusi. Un successo di ordini.

Ma per metterlo in produzione occorrono i quattrini; le idee non bastano. Come dice il proverbio, «senza lilleri, non si làllera». Business plan alla mano i trentenni imprenditori girano ben 42 banche (piccole locali e grandi nazionali), ma la risposta è sempre la stessa: la loro azienda è ancora tutta sulla carta e non ci sono garanzie reali. Ricordiamoci che siamo nel pieno della crisi e del credit crunch. fl fatto poi di essere in Puglia e non a Cupertino di certo non aiuta. Viene contattato Vito Pertosa, un visionario imprenditore di Monopoli che con la sua Mermec produce sistemi di diagnostica per treni di misura. Pertosa ci crede e investe un milione di euro con il fondo Angelo Investments: a lui il controllo del 55% della Blackshape; ai due giovani il restante 45%. E si parte, con Pertosa che gioca il ruolo del saggio mentore. È il 2011 ed esce dal capannone il primo superleggero. Va in Bulgaria. Seguono consegne in Repubblica Ceca, Belgio, Russia, Romania, Brasile. Il distretto aerospaziale pugliese fluidifica lo sviluppo. Lì c’è concentrazione di know how con imprese come Boeing (la fusollera del Prime è simile a quella del Dreamliner Boeing 787), Aermacchi, Agusta, Bombardier e il capitale umano può condividere pratiche manageriali e professionali. Le scelte organizzative sono innovative: età media 35 anni; bilanciamento di genere tra uomini e donne; ricerca continua di professionalità (il 50% dell’organico è ingegnere), attenzione al work-life balance (orari di ingresso flessibili e spesa che arriva in azienda dal supermercato due volte alla settimana); contest per laureandi che vogliono cimentarsi in progetti inesplorati; formazione elevata sia per manager che per operai specializzati.

Oggi, a distanza di soli 4 anni dalla costituzione, 70 velivoli sono stati acquistati e 23 consegnati. Si punta a terminare un velivolo ogni settimana. Nel frattempo si estendono le certificazioni aeronautiche da parte delle nazioni straniere. L’aereo viene venduto come aereo sportivo, ma anche per scopi di addestramento e da pattugliamento. I posti di lavoro saranno a fine 2014 quasi 1oo. Il piano pluriennale recita di decuplicare i ricavi entro il 2021 e di diventare la prima azienda aerospaziale d’Europa dopo i colossi pubblici. La favola si è concretizzata. La morale è implicita: non arrendersi alle difficoltà, se si ha determinazione e passione. Certo, non tutti devono diventare imprenditori. Lo meritano i più coraggiosi e i più tenaci. Quelli che non attendono necessariamente le condizioni facilitanti. E in questi casi il successo è ancora più appagante.

dal Corriere della Sera del 08.05.2014

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