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BANKITALIA – IL DIRETTORE GENERALE: RISORSE PER L’ECONOMIA, MA NIENTE AVVENTURE ..Credito a chi merita? Non è certo.. Rossi striglia banche (e imprese)

di Rita Querzé

MILANO – «Spero che nell’erogazione del credito si tenga conto del merito, ma non sono sicuro che sia così». A richiamare alle loro responsabilità le banche italiane questa volta non solo le solite associazioni di categoria delle piccole imprese. Ma la stessa Banca d’Italia. Ieri il direttore generale, Salvatore Rossi, a margine di un incontro pubblico al festival della Scienza di Genova, ha sottolineato la necessità che «le banche aumentino la capacità di fare un’intelligente selezione del credito». Nello stesso tempo ha lanciato un richiamo anche al sistema produttivo: «E’ importante che la struttura finanziaria del Paese sia meno dipendente dal credito bancario», ha aggiunto Rossi. Quando si parla di «merito» nell’erogazione del credito» due sono le facce della questione. Da una parte le imprese che lamentano cordoni della borsa troppo stretti. Dall’altra,il dito puntato di chi contesta la concessione di ampie linee di credito a soggetti che non meriterebbero fiducia. Pare soprattutto quest’ultimo il cruccio di Banca d’Italia. Tanto che Rossi precisa: «Alle banche bisogna chiedere cose giuste, non bisogna affidare loro ruoli e responsabilità che non devono e non possono avere». E ancora: «Le banche devono impiegare le risorse che raccolgono dai risparmiatori, oculatamente, con molta prudenza – ha aggiunto Rossi – senza correre avventure, a sostegno dell’economia, che è fatta di famiglie e imprese». Come dire: non tocca agli istituti di credito farsi carico dell’uscita della crisi. «Non chiediamo a nessun soggetto dell’economia, a nessun soggetto sociale di caricarsi di responsabilità che sono pubbliche», ha chiarito Rossi. I soggetti a cui guardare sono quindi altri: «Il “pubblico” sono il parlamento, il governo. A loro spetta disegnare e mettere in atto politiche generali che aiutino la società e l’economia a recuperare terreno».Tanto più che i problemi da risolvere hanno radici profonde, che vanno ben oltre il 2008 e, secondo il direttore generale della Banca d’Italia, affondano nel secolo passato. «Non possiamo dimenticare – ha fatto notare Rossi – che la condizione di difficoltà in cui ci troviamo risale a molto prima della crisi. Saranno almeno 20 anni che la nostra economia fatica a stare al passo con la competizione internazionale».Agli istituti di credito, sempre più zavorrati dalle sofferenze, che ormai hanno raggiunto quota 137 miliardi di euro, il direttore generale della Banca d’Italia riconosce la difficoltà della navigazione in acque tempestose. «Purtroppo questo è il risultato di cinque anni difficili – ha constatato Rossi -. Dopo una crisi così grave, la peggiore dal dopoguerra, fare credito è più complicato. Le imprese migliori che esportano vanno bene nonostante la recessione e hanno ridotto la domanda di credito. A chiedere prestiti spesso sono proprio le aziende in maggiore difficoltà. E così le banche fanno esercizio di prudenza». Per quanto riguarda l’invito alle imprese a dipendere meno dal credito bancario, bisogna ricordare che nel nostro Paese la quota del finanziamento bancario sul totale dei debiti delle aziende supera il 65%. Nelle economie anglosassoni, Regno Unito e Usa, questa percentuale oscilla intorno al 30%. E anche nel resto d’Europa è molto più bassa.Per finire, Rossi ha toccato il tema «giovani». «Chi ha rubato il futuro ai nostri ragazzi?», chiedeva il titolo del convegno di Genova. Anche in questo caso, secondo il direttore generale della Banca d’Italia, bisogna cercare responsabilità indietro nel tempo. Partendo da quegli anni 70 in cui «si mise in moto la slavina del debito pubblico».

 dal Corriere della Sera del 01.11.2013

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