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Banche alla prova dell’economia dello Smartphone

Il settore del credito sconta la crisi, l’impatto del digitale e di big come Apple, Amazon, Google, Facebook, Alibaba e Co., a loro volta attivi nell’intermediazione finanziaria e in operazioni di anticipazione o simili a favore dei propri partners e fornitori

di Alessandro Pescari

È notorio che la crisi del 2008, protrattasi per un decennio, ha cause diverse. Per il sistema creditizio l’acuirsi della crisi da una parte e la trasformazione dei modelli organizzativi dall’altra, ha lanciato una sfida epocale a tutte le banche. Rilevato tra l’altro che:

- le sofferenze lorde dei crediti (Npl) dell’Italia secondo il Meccanismo unico di vigilanza della BCE, ammontano a 198 miliardi di euro, mentre le sofferenze al netto delle svalutazione effettuate ascendono a circa 60 miliardi di euro;

- l’avanzamento degli operatori del Fintech che iniziano ad organizzarsi e quindi vi sono quote di mercato che si eroderanno sempre più a loro vantaggio. Al riguardo è da segnalare che nel mese di febbraio è nata l’associazione ItaliaFintech, con le 22 principali società che operano nel nostro Paese; mentre nel dicembre scorso è stata costituita AssoFintech che riunisce persone e aziende che lavorano nei settori fintech e insurtech, per fare sistema e crescere insieme.

Emerge chiaramente che il sistema bancario sta seguendo un percorso di riposizionamento che fa leva sostanzialmente su due direttrici. La prima, in atto oramai da diversi anni, è quella di consolidare il sistema attraverso ricapitalizzazioni, aggregazioni e fusioni, senza tralasciare manovre sulla riduzione dei costi (in primis, chiusura di filiali e riduzioni di personale). La seconda, mediante la revisione del core business, dedicando maggiore attenzione alla wealth management, al welfare e alla gestione di coperture sanitarie. Da ciò consegue che nel breve periodo assisteremo a una disintermediazione del credito delle banche a vantaggio degli attori del Fintech. Tra questi non devono essere dimenticati i Big del digitale (Apple, Amazon, Google, Facebook, Alibaba, ecc..) che sono già operativi nel settore della finanza. Inevitabilmente questi diverranno sempre più aggressivi nell’esercizio del credito, poichè, come sopra segnalato, si annotano già molte società specializzate in servizi di open banking che mettono a disposizione del cliente, in particolare retail e PMI:

• gestione finanziaria personale e gestione del risparmio (wealth management, algorithmic trading, depositi);

• distribuzione di prodotti finanziari;

• equity crowdfunding;

• lending crowdfunding;

• invoice trading;

• blockchain e monete digitali;

• insurtech.

Del resto, lo stesso presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), recentemente, ha dichiarato che sono 18 milioni i clienti che utilizzano regolarmente i servizi bancari offerti via web. Sul punto è opportuno ricordare che l’anno scorso l’economia dello smartphone da sola ha contribuito per 3.600 miliardi di dollari al reddito mondiale, pari al 4,5% del Pil del pianeta (fonte Fondo monetario internazionale, report aprile 2018).

Questi dati non possono che fare riflettere tutti gli operatori del settore, rilevando che oramai la stragrande maggioranza delle persone è dotata di uno strumento, lo smarphone (o altri device simili) che con semplicità e immediatezza permette di accedere in banca o su altra piattaforma ed effettuare una molteplicità di operazioni, in qualsiasi momento.

da Ratio Mattino del 16.05.2018

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